VIVERE O MORIRE. Il tentativo di suicido in adolescenza

L’adolescenza è un periodo di profonde trasformazioni che riguardano la sfera cognitiva, emotivo-affettiva e comportamentale.  In questo periodo, i ragazzi possono sperimentare crisi identitarie, crollo dell’autostima ed elevata instabilità emotiva causa di smarrimento, vergogna  e senso di inadeguatezza. Un dolore intollerabile che può sfociare, purtroppo, nel tentativo di togliersi la vita. Un’azione di crudeltà verso se stessi e verso le persone che sono in relazione con loro.

Se un giovane compie un tentativo di suicidio non è mai il caso di sottovalutare, minimizzare o sdrammatizzare perché è evidente che, alla base, ci sia qualcosa di grave. Offrirgli una relazione di senso, una presenza sollecita e una condivisione anche di momenti di vuoto, può rappresentare nel tempo un deterrente a cercare di procurarsi la morte. La volontà di togliersi la vita, infatti, è spesso scaturita dalla convinzione che la trama delle relazioni familiari, amicali e amorose sia fasulla. 

Genitori e figli: la sfida della comunicazione

Molti genitori faticano a intercettare i segnali di disagio dei propri figli, a volte per incapacità di ascolto, altre volte per un eccesso di aspettative. Comprendere che il proprio figlio sta attraversando una fase critica, in cui si definiscono la sua identità sociale e sessuale, richiede un’attenzione particolare nonché una disponibilità al dialogo su tematiche difficili come anche quella della morte.

Il peso delle aspettative e il sentimento di inadeguatezza

L’adolescente che pensa al suicidio si confronta con il peso schiacciante delle aspettative, sia quelle personali che quelle percepite dai genitori. Nella sua vita è in corso un lutto per un sé che non può mantenere le promesse di grandiosità che erano state fatte durante l’infanzia. Così, la vergogna di non sentirsi all’altezza e la paura di deludere possono alimentare un circolo vizioso di autodisprezzo e disperazione che culmina in un gesto estremo come il suicidio. 

Il passaggio all’età adulta è segnato da una crisi identitaria profonda, dove il lutto per un’infanzia perduta si mescola alla paura di non essere in grado di affrontare il futuro. Questa transizione può essere vissuta con estrema difficoltà da chi si sente intrappolato in un presente senza speranza, incapace di progettare o sognare.

Costruire un futuro: il ruolo del padre e dei legami affettivi

Per superare il blocco evolutivo che può condurre al tentativo di suicidio, è cruciale che l’adolescente riesca a liberarsi dal bisogno di iperprotezione materna per cercare invece nel rapporto con il padre una guida verso una visione del sé e del futuro più realistica e sostenibile. Al padre va il compito anche di legittimare la femminilità della figlia e la virilità del maschio aiutandoli a comunicare i sentimenti che hanno a che fare con il corpo, supportandoli nel difficile compito di affrontare i propri desideri e le proprie paure.

Il contrasto al fenomeno del suicidio adolescenziale richiede un impegno collettivo, da parte di famiglie, scuole e professionisti, per costruire un tessuto relazionale in cui i giovani possano sentirsi compresi, accettati e supportati. La sfida è quella di creare un ambiente in cui sia possibile parlare apertamente di dolore e sofferenza, riconoscendo la complessità dell’esistenza, il valore e la preziosità della vita.

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Milena Lazzari
Psicologa, psicoterapeuta.

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